Questo post e’ frutto di una vicenda che oltre a farmi riflettere mi ha convinto di come un esperienza negativa possa generare una risposta cosi’ coraggiosa e piena di volonta’.
La vicenda di Rosy e tutte le esperienze negative di alcune donne Calabresi(e non solo) , han dato vita al movimento Donne Di San Luca
che prende nome dalla piccola citta’ in provincia di Reggio Calabria.
Non voglio parlare dell’associazione e i suoi progetti ( il sito di Donne Di San Luca ) ma della vicenda di Rosy, una ragazza Calabrese che da sola decide di aprire un locale notturno a Reggio Calabria.
Questa storia non e’ frutto di un articolo letto, ma di un intervista fatta a lei in un programma televisivo, puo’ sembrare una delle solite interviste che hanno solo lo scopo di riempire un programma e forse da parte della televisione l’obbiettivo in parte e’ questo, ma la storia mi ha fatto riflettere molto.
Parlavo del locale di Rosy che era partito molto bene e ad appena un anno dall’apertura il locale era punto di ritrovo di molti giovani e le cose non potevano andare meglio, se non fosse per una delle proposte che vengono fatte in quelle occasioni (e Rosy ribadisce che questo accade da tutte le parti, non solo in Calabria) e cioe’ quella di rendere il posto un punto di smercio di droga vista la localita’ e la presenza di giovani.
Mi ha fatto impressione la volonta’ ed il coraggio di come Rosy raccontava questa brutta esperienza e del suo evolversi, ma anche di come era contrariata dal fatto che i midia quando parlano della Calabria, si concentrino sempre sulla cronaca nera.
Il no di Rosy alla proposta e’ un no secco e spontaneo, ed e’ spontaneo quanto la risposta dei mal’intenzionati, che una notte si fermano e senza nessuna pieta’ si scagliano su Rosy e la picchiano selvaggiamente, lei dice di non ricordare piu’ nulla dopo il primo colpo al viso che le rompe labbra e denti, il resto e’ un risveglio all’ospedale quasi in fin di vita.
Non ho capito bene quanto sia dovuta restare in ospedale, sta di fatto che il recupero e’ lungo e tortuoso, circa 6 ,7 anni.
Ce’ una figlia di 7 anni, a cui non sa’ dire la verita’ (spiega nell’intervista) solo per il bene della piccola alla quale non vuole recare ulteriore danno, cosi’ le racconta di un incidente in macchina.
A questo punto Rosy si chiude in se stessa e se ne va da San Luca, raccontando alla figlia di volersi trasferire per avvicinarsi piu’ al padre che sta a Roma, fatto questo inizia un periodo di silenzio unito alla preghiera e alla fede in Dio, con la sola voglia di sparire e far credere a tutti che Rosy non esiste piu’, o meglio, il suo obiettivo e’ quello di far dimenticare del tutto Rosy e la sua storia, intanto passa due lunghi anni nella morsa dell’anoressia, penso anche quanto possa aver sofferto la piccola figlia strappata all’eta’ di 7 anni dalla sua terra.
L’anno scorso Rosy e’ completamente ripresa e forte piu’ che mai decide di mettersi tutto alle spalle e ricominciare, la figlia ora ha 13 anni e Rosa ha una cosa in sospeso, la bugia che a raccontato alla figlia che vede come una minaccia, cosi’ un giorno si mette a tavolino con la figlia e le racconta tutta la verita’.
Naturalmente la figlia non la prende bene, ma Rosy spiega che il messaggio che le vuole trasmettere non e’ la vendetta, ma la volglia di combattere e non arrendersi mai e di essere sempre pronte a tutto, questo naturalmente viene interpretato in maniera ampia e non solo a titolo della vicenda che ha cambiato la vita della madre.
Racconta Rosy che la sua non vuole essere una lotta contro qualcuno o qualcosa, ma di voler tendere la mano a chiunque abbia bisogno di aiuto e di voler diventare un movimento che a piccoli passi raggiunge sempre obbiettivi piu’ lontani.
Cosi’ l’anno scorso 28 Aprile nasce il movimento Donne San Luca, ma questo come dicevo all’inizio e’ il frutto di questa storia che come potete vedere nel sito ha raccolto gia’ molti consensi, ed e’ gia’ riuscita a compiere il suo primo obiettivo (articolo su wikio.)
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